Focus sui vasi sanguigni: i cinque rischi più gravi e come contenere o, in parte, addirittura invertire i danni

Qual è l'impatto sui vasi sanguigni del fumo, dell'alcool, del colesterolo LDL, della glicemia alta e dell'ipertensione, e perché smettendo di fumare, facendo movimento, mangiando sano e assumendo farmaci efficaci si può ridurre il rischio e invertire in parte i danni.

Ricarda Hoppe

20. Gennaio 2026

Primo piano delle gambe e dei piedi di una persona con vene blu e viola visibili ed evidenziate sulla pelle, che illustrano le vene varicose o i capillari. Lo sfondo è semplice e di colore chiaro.
Vasi sanguigni sotto pressione: ma chi elimina fattori di rischio come fumo, alcol o zucchero può addirittura invertire i danni. (Immagine: Adobe Stock)

Arterie, vene e capillari costituiscono la fondamentale rete di approvvigionamento del corpo e condividono lo stessa struttura: all'esterno si trova la tonaca avventizia, come strato tissutale, procedendo verso l'interno, segue la tonaca media, costituita da muscolatura liscia e tessuto connettivo, il cui spessore varia a seconda della tipologia vascolare. Il rivestimento interno, la tonaca intima, avvolge il lume vasale ed è costituito da un singolo strato di cellule endoteliali specializzate, responsabili dello scambio di ossigeno e nutrienti.

Disturbi localizzabili nella tonaca avventizia, media o intima, ad esempio quando la contrazione delle fini cellule muscolari non è più sufficiente impedendo un rapido adeguamento della pressione sanguigna o quando dei depositi pregiudicano la funzione endoteliale, fanno aumentare il rischio di malattie gravi, come l'infarto cardiaco e l'ictus. Molti sono gli studi sulle cause di un'arteriosclerosi, ossia l'indurimento e l'ispessimento delle pareti vasali, come anche sulla formazione di placche (aterosclerosi). Chi evita questi fattori di rischio potrà allungare di anni la sua aspettativa di vita. È quindi il momento di richiamare l'attenzione su questi fattori.  

Rischio numero uno: il fumo. 
Fumare tabacco ha un notevole impatto negativo sui vasi sanguigni. Fondamentale è il modo di operare delle cellule endoteliali, il delicato rivestimento interno: qui si forma ossido di azoto (NO) che fa dilatare i vasi. NO viene prodotto attraverso la sintasi dell'ossido di azoto. I radicali liberi del fumo di sigaretta attaccano questo enzima con la conseguenza che la sintasi non produce più NO ma radicali liberi dannosi portando a processi infiammatori per la parete vasale interna sulla quale si depositano placche. Da una parte, in corrispondenza dei depositi viene disturbato lo scambio di ossigeno e nutrienti, dall'altra, il lume ridotto restringe il vaso e fa salire la pressione sanguigna. Se le placche intasano il vaso, c'è il rischio di ictus e infarto. La buona notizia è che la sintasi dell'ossido di azoto ha una rapida ripresa e questo enzima torna a produrre ossido di azoto già settimane o pochi mesi dopo che si è smesso di fumare.

Rischio numero due: l'alcool. 
L'alcool danneggia il sistema cardiocircolatorio a più livelli. I suoi prodotti di decomposizione, analogamente ai radicali liberi per il fumo, compromettono la sintasi dell'ossido di azoto nelle cellule endoteliali. Al tempo stesso, l'alcool attiva il simpatico, ovvero quella parte del sistema nervoso autonomo che prepara il corpo alle massime prestazioni: vengono liberati gli ormoni dello stress, l'evacuazione di liquidi e sodio nei reni diminuisce, il battito cardiaco accelera e la muscolatura della tonaca media si contrae. Il risultato: aumento della pressione del sangue. Al contempo, vengono attivate cellule immunitarie, favorite infezioni e create le condizioni per depositi di grasso e formazione di placche. L'alcool disturba inoltre il metabolismo del fegato con conseguente aumento del colesterolo che favorisce ulteriormente la formazione di placche. Un'eventuale lacerazione di tali depositi può portare a emorragie e trombosi; i vasi sanguigni possono inoltre intasarsi. Sui rischi di un consumo eccessivo ci sono dati attendibili: nel 2017, scienziati americani hanno pubblicato su Lancet Public Health un'opera sintetica che dimostra quanto persone che sono solite bere più di due bevande alcoliche al giorno possano beneficiare di una rinuncia ad alcolici: riduzione di 5,5 mm Hg della pressione sanguigna sistolica e di 4,5 mm Hg di quella diastolica, e questo già dopo sette giorni. Altri studi documentano che anche l'arteriosclerosi diminuisce se i danni non sono ancora particolarmente incisivi.

Rischio numero tre: il colesterolo LDL. 
I rischi dovuti alle LDL furono riconosciuti già nel 1913 dal russo Nikolai Anitschkov in un esperimento condotto insieme al collega Semen Tschalatov e oggi considerato un classico: conigli alimentati per settimane con tuorlo d'uovo, il quale contiene molto colesterolo LDL e HDL, dopo la morte presentavano una quantità insolitamente elevata di depositi di grasso nei vasi. Da allora è appurato che il colesterolo danneggia i vasi sanguigni. Oggi è noto che le LDL si depositano nella tonaca intima e qui ossidano. Questo provoca infiammazioni e attira cellule immunitarie; i macrofagi assorbono LDL ossidate e diventano cellule schiumose. Su queste si formano placche aterosclerotiche, la tonaca media e la tonaca avventizia si ispessiscono e perdono elasticità. Per quanto basilari, i referti russi alimentavano anche un mito: i conigli non sono esseri umani. A differenza dei conigli che sono vegetariani, gli onnivori possono metabolizzare le uova senza che la colesterolemia aumenti necessariamente. Negli esseri umani, elevati valori di LDL sono quasi sempre di natura genetica e con l'alimentazione e più movimento possono essere contenuti solo limitatamente. Efficaci risultano invece i farmaci che riducono rapidamente le LDL e, stando a studi in merito, il rischio di trombosi si abbassa del 20-30% già dopo uno o due anni; se i valori iniziali sono molto alti, il miglioramento sarà ancora più rapido.

Rischio numero quattro: troppo zucchero. 
Una glicemia alta porta al deposito di zuccheri su grassi e proteine della parete vasale interna la quale finisce così per irrigidirsi. Anche qui siamo di fronte a un disturbo della sintasi dell'ossido di azoto, con le conseguenze descritte sopra: infiammazione, formazione di placche, maggiore rischio di trombosi. Chi riesce a controllare la glicemia può invertire nuovamente alcuni danni, e questo in poco tempo.

Rischio numero cinque: l’ipertensione. 
Tutti i fattori sopra esposti favoriscono un'elevata pressione sanguigna, la quale danneggia le pareti vasali favorendo a sua volta il deposito di ancora più LDL. Un circolo vizioso. Suona minaccioso ma il sistema vascolare è molto tollerante: chi si oppone a questi sviluppi negativi assumendo all'occorrenza farmaci per abbassare la pressione sanguigna e il colesterolo, facendo molto movimento e alimentandosi in modo sano può non solo frenare ma anche invertire l'arteriosclerosi.