ME/CFS – Quando la spossatezza non è solo stanchezza

Essere stanchi è normale. In caso di encefalomielite mialgica (sindrome da stanchezza cronica), la spossatezza tuttavia non è uno status provvisorio, bensì una caratteristica centrale di una malattia che è poco visibile, e proprio per questo spesso difficile da accertare.

Sergei Fink

23. Giugno 2026

Primo piano di un uomo che dorme su un cuscino, con un effetto sfocato e zoomato intorno alla sua testa che crea un'atmosfera onirica o surreale. I toni freddi del blu e del verde dominano l'immagine.
Il corpo è a riposo, ma il relax non arriva. (Immagine: Adobe Stock)

Molte persone si sentono spossate. Dopo fasi di stress, malattia, oppure a causa di mancanza di sonno. Solitamente il corpo si riprende. In caso di encefalomielite mialgica (sindrome da stanchezza cronica), la situazione è diversa. La malattia è cronica e può limitare fortemente la quotidianità. Le persone interessate riferiscono di una profonda spossatezza fisica e psichica, che non migliora nemmeno con il riposo. Già i carichi leggeri possono scatenare un evidente peggioramento.  

Quando i carichi diventano un problema
La cosiddetta intolleranza ai carichi è tipica della encefalomielite mialgica (sindrome da stanchezza cronica). Lo sforzo fisico o psichico, a volte anche lo stress emozionale, non portano ad un’attivazione, bensì ad un crollo della performance. Le conseguenze possono perdurare per ore, giorni oppure più a lungo.

I disturbi citati frequentemente sono:  

  • una netta spossatezza
  • problemi di concentrazione e memoria
  • il sonno non rigenerante
  • i dolori 
  • l’irritazione contro la luce, i rumori o i contatti fisici  
     

Diagnosi difficile
Per lo più, la encefalomielite mialgica (sindrome da stanchezza cronica) non è visibile. I valori di laboratorio oppure le immagini spesso non forniscono indicazioni chiare. Ciò complica la diagnosi e non di rado prolunga la fase di accertamento.  

Per gli interessati, ciò significa:  

  • capacità lavorativa limitata o assente
  • adeguamenti nella quotidianità
  • necessità di fornire spiegazioni al proprio ambiente o datore di lavoro

Anche se attualmente non c’è una terapia delle cause, è importante assumere un atteggiamento corretto, che contribuisce ad evitare i carichi eccessivi e ad adeguare il modo con cui si ha a che fare con la malattia. Una spartizione consapevole e coerente dell’energia può essere di aiuto per ridurre i carichi eccessivi. Inoltre, un ritmo regolare del sonno e i periodi fissi di riposo sono opportuni anche quando ci si sente bene.  

Avvertenza: questo articolo funge da informazione generale e non sostituisce una consulenza medica.